Questo articolo affronta il fenomeno della cosiddetta «caccia in barattolo» e le sue implicazioni per le pratiche di conservazione nel contesto di un turismo di volontariato responsabile. Dopo aver definito la caccia in barattolo, nella quale gli animali vengono allevati o catturati appositamente per essere cacciati in spazi controllati, il testo estende il suo focus verso forme più sottili di mercificazione della fauna selvatica che permeano le iniziative di conservazione. Queste includono pratiche che, sebbene meno evidenti nel loro impatto, continuano a rafforzare le dinamiche di potere, l’oggettivazione degli animali e gli imperativi economici che alimentano la mercificazione delle specie animali non umane. Basandomi sulla mia esperienza sul campo a Bela-Bela, in Sudafrica, rifletto sulle intersezioni tra l’azione umana, il ruolo degli animali e l’integrità ecologica nel contesto del turismo di volontariato. Questo articolo critica, inoltre, il ruolo di alcuni tipi di volontariato nel perpetuare la narrazione della conservazione attraverso incontri mercificati, mettendo in discussione le modalità con cui gli attori non umani sono coinvolti nei progetti di conservazione. Senza pretendere di accedere direttamente all’esperienza animale, ma ispirandosi alla letteratura sulle geografie more-than-human, questo contributo propone una riflessione che cerca di avvicinarsi, in modo critico e responsabile, alle condizioni di vita e di ingaggio degli animali all’interno di pratiche turistiche e conservazionistiche.
Parole chiave: caccia in barattolo, conservazione, turismo responsabile, volontariato.
Enjoy Your Slay: Tourism and Hunting Hand-in-hand with Volunteer Work
This article addresses the concept of «canned hunting» and its implications for conservation practices within the framework of responsible volunteer tourism. After defining canned hunting, where animals are bred or captured specifically for the purpose of being hunted in controlled spaces, the paper extends its focus to subtler forms of wildlife commodification that permeate conservation initiatives. These include practices that, while less overtly exploitative, still reinforce the dynamics of power, the objectification of animals, and the economic imperatives driving the exploitation of non-human species. Drawing on my fieldwork experience in Bela-Bela, South Africa, I reflect on the intersections of human action, animal agency, and ecological integrity within the context of volunteer tourism. This article further critiques the role of voluntarism in perpetuating the narrative of conservation through commodified encounters, questioning the ways in which non-human actors are entangled in conservation projects. Without claiming direct access to animal experience, but inspired by the literature on more-than-human geographies, this contribution offers a reflection that seeks to approach, in a critical and responsible way, the living conditions and involvement of animals within tourist and conservation practices.
Keywords: canned hunting, conservation, responsible tourism, volunteering.










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