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Tentacoli. Geografie fluide tra umano e non umano

Schmidt di Friedberg Marcella
Articolo Immagine
ISSN:
1126-7798
Rivista:
Geotema
Anno:
2025
Numero:
79
Fascicolo:
Geotema N. 79/2025

«Viviamo nell’era del tentacolo» dichiara Dagmar Van Engen da una prospettiva transfemminista. I cefalopodi, con i loro tentacoli flessibili, affascinano per la forma fisica unica e le straordinarie capacità cognitive. Le caratteristiche aliene di molti invertebrati tentacolari, tra cui la capacità di cambiare forma e colore, li rendono un simbolo di elusività e polimorfismo. Tentacoli appaiono nell’arte antica, nei miti e nel folklore, caricandosi di significati simbolici. Sono presenti nella pornografia orientale, oggi nei manga, negli anime e nei film. Simboli di invasione e controllo, i tentacoli ricorrono nella cartografia politica per rappresentare poteri come mafia, consumismo o multinazionali. Attraverso una lente geografica, l’articolo rielabora le figure tentacolari come metafore della fluidità spaziale, dell’attraversamento dei confini e della relazionalità interspecie, confrontandosi con i dibattiti sul postumanesimo, l’ecologia politica femminista e la geografia più che umana. Si vuole mostrare, inoltre, come gli immaginari tentacolari sovvertano le nozioni convenzionali di spazio, identità e territorialità. Il «pensiero tentacolare» di Donna Haraway rivela gli intrecci tra umani e non umani e le reciproche responsabilità in un’era di crisi globale. Tra le variegate proposte dei nuovi femminismi, emerge un’attenzione specifica all’acqua e alla vita marina. L’idro-femminismo, a sua volta, evidenzia una collettività radicale: in quanto corpi d’acqua, siamo collegati al pianeta acquatico da un continuum fluido che sfida le nozioni binarie della natura. Le creature tentacolari, con le loro diverse modalità di riproduzione e mutazione di genere, destabilizzano le visioni transfobiche e aprono la strada a un pensiero post-umano e multispecie. 

Parole chiave: tentacoli, interspecismo, geografie più che umane, idrofemminismo, Chthulucene.

Tentacles. Fluid Geographies between Human and Non-Human 

«We live in the era of the tentacle», declares Dagmar Van Engen, from a transfeminist perspective. Cephalopods, with their flexible tentacles, captivate us with their unique physical forms and extraordinary cognitive abilities. The alien traits of many tentacled invertebrates, including their ability to change shape and colour, make them symbols of elusiveness and polymorphism. Tentacles appear in ancient art, myths, and folklore, and are imbued with symbolic meaning. They feature in Eastern pornography, today in manga, anime, and film. As symbols of invasion and control, tentacles often recur in political cartography to represent powers such as the mafia, consumerism or multinational corporations. Through a geographical lens, the article reinterprets tentacular figures as metaphors of spatial fluidity, boundary crossing, and interspecies relationality, engaging with debates in posthumanism, feminist political ecology, and more-than-human geography. It shows how tentacular imaginaries challenge fixed notions of space, identity, and territoriality. Donna Haraway’s «tentacular thinking» reveals the entanglements between humans and non-humans and their mutual responsibilities in an era of global crisis. Among the diverse proposals of new feminisms is a focus on water and marine life. Hydro-feminism, in turn, emphasises a radical collectivity: as bodies of water, we are connected to the aquatic planet by a fluid continuum that challenges binary notions of nature. Tentacled creatures, with their diverse modes of reproduction and gender mutation, destabilise transphobic views and pave the way for post-human and multi-species thinking. 

Keywords: tentacles, interspecies connections, more-than-human geographies, hydro-feminism, Chthulucene.