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Lezioni afgane II. La strada sbarrata (1880-1929)

Breccia G.
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ISSN:
2279-9583
Rivista:
Rivista di studi militari
Anno:
2013
Numero:
2
Fascicolo:
Rivista di studi militari N. 2/2013

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Dalla fine della Seconda Guerra Anglo-afgana, con il periodo di regno di Abdur Rahman, detto “l’amir di ferro” per la durezza del suo governo (1880-1901), possiamo seguire il processo di nation building del moderno Afghanistan, racchiuso tra i problemi derivanti dall’irrequietezza delle tribù e la mai allentata pressione strategica delle grandi potenze alle sue frontiere – l’impero russo e l’impero britannico. Abdur Rahman scelse di creare e rafforzare un nuovo esercito nazionale, che subito impiegò spietatamente contro “nemici interni” come gli Hazara e i Kafiri, entrambi non ortodossi dal suo punto di vista sunnita, mentre si sforzava di mantenere la difficile alleanza con i Britannici. Nel 1893 il governo indiano, attraverso il suo segretario agli affari esteri sir Mortimer Durand, esercitò forti pressioni sull’amir per ottenere un accordo sulla frontiera tra l’Afghanistan e il Raj, che Abdur Rahman fu costretto infine a firmare pur manifestando il proprio dissenso. Il risultato di questo accordo fu la celebre, famigerata Durand Line, che diede vita – assieme alla divisione delle terrre abitate dai montanari pashtun, che causa ancor oggi gravissimi problemi ai militari occidentali impegnati in Afghanistan – a una guerriglia senza fine tra le forze imperiali britanniche e i guerrieri tribali (rievocata in questo studio attraverso le pagine del resoconto del giovane Winston Churchill, The Story of the Malakand Field Force). Dopo un periodo di rigorosa neutralità sotto l’amir Habibullah, figlio di Abdur Rahman, che venne però assassinato nel 1919 da un seguace del partito della guerra contro gli infedeli, il nuovo sovrano Amanullah giocò d’azzardo dando inizio alla Terza Guerra Anglo-afgana, perdendola sul campo in poche settimane ma ottenendo il suo scopo durante i successivi colloqui di pace di Rawalpindi: il governo britannico, in difficoltà dopo lo sforzo terribile della Prima Guerra Mondiale, finì per riconoscere infatti all’Afghanistan piena autonomia nel trattare i propri affari esteri, segnando così la vera nascita della nazione (8 agosto 1919). Uno dei suoi primi obiettivi come sovrano indipendente fu quello di ottenere l’amicizia dell’URSS, una sfida aperta ai Britannici. Amanullah, seguendo l’esempio del leader turco Mustafa Kemal dopo il collasso dell’impero ottomano, diede avvio a un profondo e ambizioso programma di riforme culturali, sociali e religiose, che gli valsero la crescente ostilità dei capi tribali e dei mullah, mentre la scarsa attenzione del sovrano al mantenimento di un esercito efficiente privava il governo di Kabul dei mezzi per imporre la sua politica. Sottovalutando i segni sempre più evidenti dell’opposizione interna, Amanullah decise di partire assieme alla moglie Soraya Tarzi per un grand tour in Europa, cercando di ottenere sostegno internazionale; ma quando tornò in patria, nell’estate del 1928, il suo potere già precario venne ben presto fatalmente minato dalle rivolte tribali, alimentate dagli aiuti britannici, e Amanullah fu costretto ad abdicare nel gennaio 1929. La caduta di Amanullah segnò il primo e forse già decisivo fallimento del processo di costituzione della nazione afgana: una vicenda che è utile tenere a mente oggi, mentre stiamo tentando di offrire al paese una seconda possibilità. Parole chiave: Afghanistan - Storia politica e militare(1880-1929) - Guerriglia - North-West Frontier - Durand Line - Winston Churchill - The Story of the Malakand Field Force

From the end of the Second Anglo-Afghan War, beginning with the stern rule of Abdur Rahman, “the Iron amir” (1880-1901), we can follow the build-up of modern Afghanistan, encompassed between the flaws of internal tribalism and the relentless strategic pressure of the great powers at its frontiers, the Russian and British empires. Abdur Rahman chose to create and strengthen a national army, which he mercilessly employed against “internal enemies” like the Hazaras and the Kafirs, both “unorthodox” from his sunni point of view, while maintaining an uneasy alliance with the British. In 1893 the Indian Government, through its Foreign Secretary Sir Mortimer Durand, pressed him hardly to reach an agreement concerning the frontier between Afghanistan and the Raj, which Abdur Rahman was forced to sign under duress. The resulting notorious Durand Line gave birth – along with the partition of the lands inhabited by the pashtun mountaineers, still causing dire problems to Western military in Afghanistan in the 21st Century – to an endless guerrilla between British Imperial Forces and the tribesmen (recalled in my study through the pages of young Winston Churchill’s The Story of the Malakand Field Force, 1898). After a period of strict neutrality under Abdur Rahman’s son Habibullah, who was murdered in 1919 by a follower of the “war party” against the infidels, his nephew Amanullah gambled hard starting the Third Anglo-Afghan War, losing it on the field of battle in a few weeks but winning the real prize at the peace talks in Rawalpindi, where the British Government, weary and uneasy after WWI, recognized Afghanistan complete freedom in its foreign affairs, marking the real birth of the nation (August 8th, 1919). One of his first aims as independent ruler was to obtain the friendship of the new USSR, an open challenge to the British. Amanullah – following the example set by the Turkish leader Mustafa Kemal after the collapse of the Ottoman empire – started a deep and ambitious program of cultural, religious and social reforms, which earned him the growing enmity of tribal leaders and mullahs, while his carelessness about the army deprived the government of the means to impose his policy. Overlooking growing internal unrest, he decided to leave with his wife Soraya Tarzi for a grand tour of Europe, seeking international support; but when he came back home (summer 1928) his rule was soon undermined by tribal revolts, fuelled by British support, forcing him to abdicate in January, 1929. The fall of Amanullah marked the first, but maybe decisive failure of the nation-building process in Afghanistan – a story useful to keep in mind while trying to give it another chance in our time. Keywords: Afghanistan - political and military history (1880-1929) - Guerrilla Warfare - North-West Frontier - Durand Line - Winston Churchill - The Story of the Malakand Field Force

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